Vita di coppia
Il matrimonio viene descritto oggi come una condizione in cui ogni partner contribuisce al 50% per raggiungere l’obiettivo del 100%. “Io ritiro la posta e tu porti fuori la spazzatura; tu prepari i pasti e io pulisco la cucina…”. Ognuno di noi ha diverse abilità e inclinazioni, ma quando considera spiacevole un compito, o si considera inadatto ad un’attività, si affida all’altro e comincia a negoziare: “Io farò questo se tu farai quello”.
Il matrimonio non è una competizione tra due concorrenti. Il rischio di considerarlo tale è che ci facciamo arbitri delle azioni e cominciamo a “tenere il conto” di quello che facciamo e pensiamo di meritare qualcosa in cambio e così ognuno gonfia il proprio punteggio.
Possiamo cadere nella trappola di “Io sempre” e “tu mai” e sappiamo tutti dove portano quel “sempre” e quel “mai” …. La competizione può diventare spiacevole perché ognuno vuole vincere, ma poi nessuno ama vivere con un perdente!
Come possiamo uscire da questa spirale spiacevole? La risposta sta in una corretta comunicazione fino a livello dei sentimenti che renda aperti e accoglienti i partner, anziché competitivi. Si può realizzare questo chiedendo al partner un “time-out”, ricordandosi a vicenda che si è nella stessa squadra, non in squadre avversarie. Questo permette di ridurre l’escalation durante una discussione.
Questa semplice richiesta permette di controllare la rabbia, di abbassare le difese e ascoltare il/la compagno/a di squadra. Possiamo condividere i sentimenti di frustrazione, dolore e delusione ed evitare quegli atteggiamenti autodistruttivi che alimentano il gioco della competizione. Quando non siamo in competizione possiamo vivere nella libertà di chiedere ciò di cui abbiamo bisogno e nella certezza di essere ascoltati; quando questo succede, possiamo andare a letto come amanti perché siamo entrambi vincitori.
Questo può sembrare paradossale, ma funziona!
Nel matrimonio non c’è mai un perdente e un vincitore: o si vince entrambi o si perde insieme!
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Coppia e sessualità
Tutti pensano che la sessualità sia fonte di piacere, ma non sempre è così. Corpo e mente non funzionano mai in modo separato per cui quando una coppia entra in crisi a causa di rapporti sessuali insoddisfacenti è bene risalire al problema affettivo che di cui molto spesso i partner non sono consapevoli.
Attraverso la nostra sessualità esprimiamo la nostra persona ed entriamo in contatto profondo con il nostro partner: Possiamo scambiarci piacere, emozioni e sentimenti e arrivare ad una sorta di fusione che può anche spaventare. Ognuno può avere paura di essere abbandonato, umiliato e sopraffatto, può provare un senso di colpa o di inadeguatezza, e mettere in atto comportamenti volti alla protezione di se stesso.
A volte è facile pensare che i problemi sessuali riguardano solo la sfera fisica piuttosto che interrogarsi sui sentimenti. Le difficoltà sessuali nella coppia in realtà rappresentano una chiave di accesso per affrontare e discutere tematiche trascurate perché dolorose. I partner possono provare sentimenti contrastanti che fanno nascere del rancore che nessuno dei due ha il coraggio di confessare. Spesso le coppie si illudono di superare eventuali rabbie inespresse attraverso il sesso piuttosto che parlare dei problemi che hanno provocato quel rancore.
Tuttavia quei sentimenti si manifestano attraverso il corpo che non mente ed esprime proprio ciò che non si riesce a dire. La disfunzione sessuale diventa segno dei sentimenti di rabbia, di rancore ma anche di paura e di insicurezza che spaventano e sembrano inaffrontabili!
La coppia cambia nel tempo il proprio equilibrio e a volte non riesce a ritrovare la sintonia dei primi tempi. Sarà quindi necessario affrontare quei cambiamenti personali e trovare un nuovo equilibrio di coppia che talora diventa più ricco e forte di quello precedente.
L’arrivo di un figlio, ad esempio, interferisce molto sul padre che avverte la sensazione di non essere più così importante per la propria compagna, oppure fa fatica a considerarla un’amante, ora che è “madre”. Oppure la donna teme un’altra gravidanza e istintivamente si allontana dal partner. Anche la presenza dei figli, nella camera a fianco, costituisce una difficoltà. Arrivano poi la menopausa e l’andropausa a complicare la situazione. Il disagio e le difficoltà sessuali potrebbero anche essere legate a traumi infantili non elaborati che riemergono ad un certo punto della relazione sotto forma di disfunzione sessuale.
Una coppia felice non è quella che non ha problemi ma quella che riesce ad affrontarli, che riesce a sviluppare sempre meglio la capacità di parlare dei sentimenti che prova e dei bisogni che avverte.
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Le perdite nella vita
Quando ripercorriamo la nostra vita e analizziamo il nostro vissuto familiare, scolastico, affettivo, sociale e professionale ci rendiamo conto degli eventi critici, delle sconfitte e dei fallimenti, delle ferite e dei cordogli che hanno segnato la nostra esistenza.
La vita è un grande dono ma è anche un susseguirsi di perdite. Ognuno ha la propria storia di perdite e separazioni che possono averlo esasperato, complessato, mortificato, colpevolizzato, stimolato, rafforzato, maturato. Per ciascuno le perdite hanno nomi, significati e intensità diverse e possono includere un mosaico di esperienze differenti, quali:
Perdite interiori: la perdita della libertà, della privacy, della bellezza fisica, dell’autostima, della motivazione, della speranza. Si pensi ad esempio a tutte le sofferenze e umiliazioni sopportate da coloro che hanno vissuto per anni sotto regimi totalitari, a coloro che sono stati vittime di incidenti o disastri naturali, a coloro che hanno perso il lavoro.
Perdite affettive: l’addio a un amore, la morte di un proprio caro, l’esperienza della separazione, la morte di un animale domestico. L’esperienza del divorzio, ad esempio, comporta un lutto specifico con ricorsi legali, giudizi velati o palesi da parte di familiari o colleghi, lotte con l’ex coniuge per la divisione dei beni, rapporti strumentalizzati con i figli, sfiducia nei confronti del prossimo, senso di vuoto e fallimento.
Perdite geografiche: la perdita della propria casa, terra, lingua, cultura e religione. Si assiste, oggi, a un crescente esodo o fuga di persone dai Paesi poveri verso le realtà più ricche in cerca di un lavoro, di un futuro più dignitoso per sé e le proprie famiglie, di forme di vita più aperte e meno condizionate dalle aspettative culturali locali, ma tutto questo non è indolore.
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