Essere famiglia oggi
Da sempre la famiglia è stata un’istituzione su cui si è basata la società, qualsiasi tipo di società e in qualsiasi epoca storica. Negli anni ’70 i sociologi avevano preannunciato la fine della famiglia. Oggi possiamo dire che la famiglia “tiene”, sono ovviamente cambiati i modelli di famiglia e gli stili educativi dei genitori.
Un tempo la famiglia era di tipo patriarcali, oggi può essere: allargata, ricostruita, di fatto, mono genitoriale, … Non vogliamo qui parlare di queste ma piuttosto dei modelli di interazione che caratterizzano la famiglia di oggi. Vi sono famiglie dallo stile iperprotettivo, democratico-permissivo, invischiato, sacrificante, intermittente, delegante, autoritario, … È fondamentale riconoscere il proprio stile educativo e sapere come affrontare le difficoltà nella gestione dei figli, quando i genitori vivono insieme e soprattutto quando i genitori sono separati.
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Mio figlio DSA
Dicono che il vostro bambino non ha voglia di studiare, non si impegna? Potrebbe soffrire di un disturbo dell’apprendimento (DSA questo è l’acronimo con cui è conosciuto).
«Difficoltà» e «disturbo» non sono sinonimi e devono perciò essere usati in maniera corretta secondo la situazione cui facciamo riferimento. Il bambino potrebbe incontrare qualche difficoltà che può superare oppure rientrare nella tipologia dei disturbi legati all’apprendimento o al comportamento.
Dislessia, disortografia e discalculia fanno parte dei Disturbi dello Sviluppo che limitano il funzionamento di specifiche abilità, che dipendono da un diverso sviluppo del sistema nervoso ma anche da variabili di tipo ambientale. Queste limitazioni possono manifestarsi durante la prima o la seconda infanzia, sono più frequenti nei maschi e tendono a persistere nell’arco della vita.
L’impiego di strumenti compensativi è un elemento importante nell’intervento rieducativo per l’adattamento alle richieste della scuola e della società, così come varie strategie educative possono aiutare genitori e figli ad affrontare i compiti di sviluppo.
Oggi infatti si ritiene importante avviare procedure specifiche di screening e stimolazione ai primi segni di difficoltà; l’orientamento più condiviso prevede che gli strumenti compensativi vengano introdotti parallelamente alla riabilitazione e non quando si giudicano terminate le possibilità di rieducazione.
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Mio figlio ADHD
Dicono che il vostro bambino disturba e/o appare svogliato? Potrebbe soffrire di un disturbo dell’attenzione e dell’iperattività (ADHD questo è l’acronimo con cui è conosciuto).
L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione Iperattività) rientra nella categoria dei Disturbi del Neurosviluppo, che esordiscono, appunto, nel periodo dello sviluppo e causano una compromissione nel funzionamento personale, sociale, scolastico.
Nel periodo della fanciullezza, l’ADHD si sovrappone spesso ad altri disturbi quali il Disturbo Oppositivo-Provocatorio e il Disturbo della Condotta e spesso permane in età adulta, causando problemi in ambito sociale e lavorativo.
Le cause dell’ADHD possono essere di natura biologica, pre o perinatale o legate al decorso della gravidanza, al parto, o altre che possono presentarsi nella prima infanzia. Un ruolo importante è rivestito dalle interazioni conflittuali che si instaurano tra genitori e bambino, che aumentano notevolmente la probabilità che il disturbo si manifesti a pieno, in tutta la sua gravità.
Studi recentissimi, pubblicati su Behavioural Brain Research, ipotizzano un legame tra ADHD e flora intestinale: il Faecalibacterium potrebbe esser un valido marcatore da monitorare, considerando l’associazione dimostrata con il grado di severità del disturbo.
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Mio figlio adolescente
La prima adolescenza è uno dei periodi più difficili nella dinamica tra genitori e figli, perché è caratterizzata da mutamenti fisiologici, psicologici e relazionali, quali: la prima maturazione sessuale e le conseguenti pulsioni, i primi passi nella costruzione dell’identità personale, la relazione con i coetanei che presenta nuove criticità, le prime esperienze erotiche, il desiderio di differenziarsi dai modelli genitoriali o, al contrario, di conformarsi a loro.
In questa fascia di età emergono anche, con maggiore frequenza, forme severe di psicopatologie, quali: disturbi fobici, ossessivi e compulsivi, disordini alimentari. Il desiderio di esplorare nuovi territori può anche spingere all’uso e abuso di sostanze, così come a perdersi nella “realtà rassicurante” del mondo virtuale. Inoltre appaiono frequentemente problemi relativi alla sessualità, all’identità di genere, alle prestazioni scolastiche o sportive, ai conflitti relazionali e alle prime cocenti delusioni amorose.
I genitori si trovano di fronte a un figlio, una figlia che spesso non riconoscono più, proprio a causa degli improvvisi cambiamenti e spesso, nel tentativo di aiutarlo/a, provocano lotte furiose e avvertono la frustrazione dell’inefficacia del proprio aiuto e hanno la sensazione di camminare su un campo minato.
È possibile affrontare questo cambiamento con serenità?
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Imparare ad imparare (con il metodo Feuerstein)
Reuven Feuerstein (psicologo israeliano) ha dedicato la vita a questo, dando un contributo fondamentale e innovativo alla costruzione dei principi dell’educazione cognitiva. Il metodo Feuerstein è uno dei primi approcci metacognitivi apparsi in ambito educativo e riabilitativo ed è attualmente sperimentato in tutte quelle situazioni in cui è necessario potenziare le risorse umane, come il campo educativo, aziendale e riabilitativo.
Il Metodo si fonda sulla convinzione che ogni individuo è modificabile e può potenziare i propri processi cognitivi, attivando risorse ancora latenti. Questo percorso è reso possibile dalla presenza di un ‘mediatore’ che facilita il processo dell’imparare ad imparare.
Il Metodo fornisce strumenti che migliorano la capacità di apprendere attraverso una metodologia attiva, volta a creare un ambiente favorevole all’insegnamento-apprendimento, all’autostima e alla riprogettazione di sé; centrato sull’ascolto, sull’attenzione alle conoscenze individuali e ai diversi stili cognitivi; privilegia la riflessione sui processi mentali, piuttosto che la trasmissione di contenuti.
Il Programma Feuerstein è composto da esercizi carta-matita che non hanno riferimenti diretti ai contenuti disciplinari, ma permettono al mediatore di stimolare una riflessione metacognitiva; nella relazione educativa il mediatore non dà risposte ma indirizza e orienta all’analisi dei processi di pensiero messi in atto durante la risoluzione dei problemi: la consapevolezza del proprio modo di apprendere consente di trasferire in altre situazioni le abilità possedute o acquisite nella formazione e avvia all’uso autonomo del pensiero.
Attraverso una ricca varietà di compiti, utilizzabili a livello individuale o di piccolo gruppo, il Programma Feuerstein fornisce strumenti per lavorare su:
- potenziamento cognitivo
- difficoltà di apprendimento
- dispersione scolastica
- didattica inclusiva.
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